Come si usa la PEC? 3 errori comuni e falsi miti da evitare

15 gennaio 2022

Pec

Ci sono diverse informazioni errate che girano sul web riguardo la PEC. Ecco le 3 più diffuse

È opportuno stare alla larga dalle fake news, questo lo sanno tutti.

Talvolta, però, è difficile distinguere le notizie vere da quelle false e la mancanza di informazioni su un determinato tema possono far sì che chiunque possa credere alle bufale che girano su internet.

La Posta Elettronica Certificata è un tema che può risultare piuttosto complicato. Purtroppo si stanno diffondendo informazioni errate anche su questo argomento.

Nell’articolo seguente illustreremo 3 falsi miti che riguardano la PEC.

1. Un messaggio certificato inviato a un indirizzo di posta elettronica ordinaria ha pieno valore legale

In tanti pensano che spedendo un messaggio certificato a un indirizzo di posta ordinario la comunicazione abbia pieno valore legale, ma si sbagliano.

Per spiegare perché questa affermazione è falsa è necessario illustrare come funziona la Posta Elettronica Certificata.

Quando il possessore di una casella PEC spedisce una e-mail, il messaggio viene preso in carico dal server del gestore del mittente che si comporta allo stesso modo di un ufficio delle Poste: applica una ‘busta virtuale’ e appone la sua firma elettronica che certifica l’autenticità della comunicazione, come un timbro postale. A quel punto il mittente riceve una conferma di invio.

Se il messaggio è stato spedito a un indirizzo PEC, prima di arrivare al destinatario viene preso in carico dal gestore di quest’ultimo che verifica la firma elettronica, attestando l’autenticità della e-mail. Infine la comunicazione viene recapitata alla casella del ricevente e, nel contempo, il mittente ottiene la conferma della consegna.

È questo intero procedimento a garantire il pieno valore legale del messaggio certificato.

Se una PEC viene inviata a un indirizzo di posta ordinaria, invece, il mittente non riceve alcuna conferma di consegna e la comunicazione non può essere considerata attendibile perché non c’è alcuna prova che abbia avuto un esito positivo.

2. La scadenza del certificato di firma del gestore PEC annulla il pieno valore legale dei messaggi certificati inviati con quella firma

La firma digitale è uno strumento con il quale i documenti informatici possono essere sottoscritti autenticandoli con pieno valore legale, al pari di una firma autografa apposta sulla carta.

Come abbiamo visto i gestori PEC utilizzano questa tecnologia per garantire l’autenticità di un messaggio certificato al momento del suo invio.

Chi si intende di firma digitale saprà che la validità di questa sottoscrizione informatica dipende da un certificato elettronico. Quando quest’ultimo scade, allora la firma ad esso legata non ha più alcun valore legale a meno che, in sede di giudizio, il proprietario non riesca a dimostrare di averla apposta quando il certificato era ancora valido.

Anche l’autenticità della firma dei gestori PEC è garantita da questo sistema. Per questo motivo c’è chi teme che, terminata la validità del certificato, le PEC legate ad esso non siano più attendibili perché non è possibile verificare se siano state inviate prima o dopo la scadenza.

Questo falso mito è alimentato dal fatto che tanti software per la gestione della posta elettronica stabiliscono la validità dei messaggi prendendo in considerazione la data corrente.

Facciamo un esempio:

· una PEC è stata inviata il 2 agosto del 2018. Il periodo di validità del certificato ad essa legato va dal 4 novembre del 2017 al 4 novembre del 2020. Se la PEC viene controllata con un software per la gestione della posta elettronica in una data successiva al 4 novembre 2020, allora sarà riconosciuta come non valida.

In realtà esiste un modo molto semplice per verificare la validità di una PEC. È sufficiente cambiare la data del proprio computer in modo che sia antecedente la scadenza del certificato. A quel punto i programmi per la gestione delle e-mail la riconosceranno come autentica e saranno anche in grado di distinguerla da un’altra modificata illecitamente.

3. Per avere una casella di Posta Elettronica Certificata è necessario pagare un abbonamento

È vero, quasi tutti i gestori di servizi di Posta Elettronica Certificata offrono la possibilità di avere un indirizzo PEC solo dietro il pagamento di un abbonamento annuale. Alcuni di loro mettono a disposizione gratuitamente una casella di posta certificata per un breve periodo, ma al termine di questo è necessario rinnovare il servizio a pagamento.

Tuttavia c’è un’eccezione a questa regola. Esiste, infatti, una PEC gratuita che si attiva con un semplice clic e non prevede nessun rinnovo, per sempre: è SuperPEC, il servizio di Posta Elettronica Certificata di Letterasenzabusta.com.

SuperPEC sta per essere lanciata sul mercato in esclusiva per i nostri clienti che hanno attivato cheFirma!, l’unica firma digitale che si attiva gratuitamente in pochi secondi.

In conclusione

Abbiamo indicato 3 falsi miti che riguardano il mondo della Posta Elettronica Certificata.

Il terzo, in particolare, è una convinzione che hanno ancora in molti, ignari del fatto che sta per essere lanciata sul mercato SuperPEC, l’unica PEC che si attiva gratuitamente e non prevede nessun costo di rinnovo, per sempre.

Se sei interessato al nostro servizio di Posta Elettronica Certificata, dai un’occhiata sul sito Letterasenzabusta.com e scopri come funziona!