Osservatorio LetteraSenzaBusta - I edizione 2026

Osservatorio LetteraSenzaBusta — I Edizione · 2026
I Edizione · 2026

OsservatorioLetteraSenzaBusta

I Edizione · Settembre 2026
Osservatorio LetteraSenzaBusta sull'utilizzo dei servizi fiduciari da parte dei privati cittadini

Sanno, ma non usano: il paradosso digitale degli italiani

Il 73% degli italiani non spedisce una raccomandata cartacea da più di un anno. Il 93% sa cosa sia una firma digitale, l'88% conosce il valore legale della PEC — ma meno di 4 su 10 possiedono l'una o l'altra.

L'analisi dell'utilizzo dei servizi fiduciari in Italia, basata sulla fonte istituzionale AgID e su una ricerca demoscopica nazionale Ipsos Doxa, con uno sguardo a quello che sarà il prossimo futuro.

Indice
Prefazione
Un Paese che sa, ma fatica ad essere digitale
a cura dell'Ing. Giovanni Manca, Vicepresidente ANORC
pag. 3
§00
Colpo d'occhio
La matrice dei 5 paradossi tra consapevolezza e adozione reale
pag. 5
§01
Firma digitale
Uno strumento di PA e imprese, poco diffuso tra i privati cittadini
pag. 6
§02
Posta Elettronica Certificata
Oltre 16 mln di caselle attive: la risposta del modello a consumo
pag. 7
§03
Marcatura temporale
La validazione temporale elettronica dietro la "Data Certa"
pag. 8
§04
Conservazione digitale
Un servizio dal valore poco compreso: la conservazione a norma
pag. 9
§05
Recapito certificato
La raccomandata esiste già in digitale, ma quasi nessuno lo sa
pag. 10
§06
Presente e futuro
L'EUDI Wallet e la roadmap normativa eIDAS 2.0, eArchiving, ViDA
pag. 11
Prefazione · a cura dell'Ing. Giovanni Manca

Un Paese che sa, ma fatica ad essere digitale

L'infrastruttura che l'Italia ha costruito

I dati raccolti in questo Osservatorio raccontano una storia che chi lavora nel settore dei servizi fiduciari digitali conosce bene, ma che raramente viene misurata con questa precisione: l'Italia ha costruito, nell'arco di un decennio, un'infrastruttura normativa e tecnologica tra le più avanzate d'Europa. PEC, firma digitale qualificata, conservazione digitale a norma, identità digitale — gli strumenti esistono, funzionano, e in molti casi anticipano quanto l'Unione Europea sta ora generalizzando con il nuovo regolamento eIDAS. Quest'ultimo è focalizzato sul Portafoglio Europeo di Identità Digitale (comunemente indicato come EUDIW – European Union Digital Identity Wallet). Con questo strumento, entro l'anno 2026, ogni Stato membro fornisce almeno un Portafoglio Europeo di Identità Digitale. Questo porta ad un'unica identità digitale europea, interoperabile e allo stato dell'arte per la cybersecurity e la protezione dei dati personali.

Il Portafoglio europeo e gli attestati di attributi

Il Portafoglio diventerà il punto di riferimento anche per gli accessi transfrontalieri a servizi pubblici o privati. Un punto di forza di questo nuovo ecosistema sono gli attestati elettronici di attributi che autenticano gli attributi, ovvero le caratteristiche, le qualità, il diritto o l'autorizzazione di una persona fisica o di un oggetto (sono in gioco anche entità come sensori o, in genere, generatori di dati).

Gli attestati vengono associati al soggetto titolare e possono essere automatizzate procedure che attestano titoli di studio, appartenenza a categorie sociali o professionali. Nei progetti pilota comunitari si è dato risalto, tra l'altro, a richieste di mutuo, aperture di conti correnti bancari e in Italia all'ISEE, alla patente di guida o la tessera sanitaria.

Le altre novità di eIDAS 2.0

In ambito eIDAS abbiamo anche numerose altre novità. Vengono introdotte nuove modalità per i servizi elettronici di recapito certificato come evoluzione della ben nota PEC. L'archiviazione elettronica si affianca ai nostri servizi di conservazione digitale e si vedrà come le nuove regole tecniche nazionali gestiranno le analogie e le differenze tra i due sistemi.

Si rafforzano i meccanismi di verifica e convalida delle firme elettroniche qualificate (che in Italia siamo abituati a chiamare digitali) e dei sigilli elettronici qualificati che diventano punto focale per un sistema di sottoscrizioni applicabile a livello europeo.

Il nuovo regolamento europeo stabilisce che il titolare del Portafoglio ha la possibilità di firmare mediante firma elettronica qualificata per impostazione predefinita e gratuitamente. Per rendere operativa questa opzione nel breve periodo si utilizzeranno sistemi di sottoscrizione remota.

Un'altra importante novità è il registro elettronico definito come una sequenza di registrazioni di dati elettronici che garantisce l'integrità di tali registrazioni e l'accuratezza dell'ordine cronologico di tali registrazioni. La blockchain, i registri distribuiti e gli smart contract hanno nuove possibilità di tipo comunitario.

Tante novità, ma un utilizzo ancora da costruire

Le novità sono tantissime e la maggior parte significative per lo scenario italiano della cosiddetta Trasformazione Digitale.

I servizi già disponibili sono moltissimi, l'utilizzo del PNRR per il digitale è significativo ma il reale utilizzo, consapevole, dello strumento è ancora da migliorare.

La logica dell'adempimento

La diffusione e l'utilizzo di questi strumenti per i cittadini, le imprese e i professionisti è legato al principio dell'adempimento. Uso la PEC, la firma digitale o la conservazione perché lo dice la Legge. Devo soddisfare obblighi e c'è sempre il rischio delle sanzioni.

«Sapere che la PEC esiste non equivale a possederne una.
Sapere che la firma digitale ha valore legale non equivale a saperla usare correttamente.»

La situazione è di scarsa alfabetizzazione quando si guarda al singolo cittadino, il digitale è visto come una scocciatura e non come un'opportunità. Non è un problema di disponibilità tecnologica: è un problema di conoscenza applicata. Sapere che la PEC esiste non equivale a possederne una. Sapere che la firma digitale ha valore legale non equivale a saperla usare correttamente, risulta emblematico il posizionamento del simbolo grafico della firma in posizione di default nel documento informatico che è ineluttabile testimonianza del fatto che non si ha padronanza dello strumento. In ambito legale abbiamo anche affermazioni "ignoranti" del tipo "la firma è scaduta".

Questo scarto — tra ciò che si conosce e ciò che si pratica — è il vero oggetto di questo rapporto, ed è anche la sfida che il Paese deve ancora affrontare.

La strada da percorrere

Lo sforzo fatto con i Punti Digitale Facile è importante per la conoscenza degli strumenti, per la diffusione dello SPID o della CIE, ma il digitale è il comune cittadino non sono generalmente a braccetto.

Colmarlo non richiede nuove leggi, né nuove piattaforme. Richiede un lavoro paziente di alfabetizzazione digitale e di semplificazione operativa, capace di tradurre un diritto acquisito in un'abitudine quotidiana. È un lavoro che riguarda le istituzioni, gli operatori del settore, e chiunque abbia a cuore che la trasformazione digitale del Paese non resti a metà strada, tra chi sa usare e chi prevalentemente anziano, rischia un ulteriore isolamento sociale.

§0 — Colpo d'occhio

Un paradosso, ripetuto cinque volte

Cinque servizi fiduciari, cinque distanze diverse tra la consapevolezza e l'uso reale. È questo il divario che l'Osservatorio misura.

Firma digitale
93%sa cosa sia, anche solo di nome
64%non la possiede ancora
PEC
88%sa che ha pieno valore legale
62%non ne ha una personale
Marcatura temporale
55%non sa cosa sia (nota come "Data Certa")
88%non la usa per i propri documenti
Conservazione digitale
87%conserva i documenti su carta, PC o cloud
5%usa un sistema digitale a norma di legge
Recapito certificato
73%non spedisce una raccomandata cartacea da oltre un anno
67%non sa che esiste l'alternativa digitale via WhatsApp, SMS o e-mail
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
§1 — Firma digitale

Uno strumento di PA e imprese, poco diffuso tra i privati cittadini

L'Italia genera miliardi di firme digitali l'anno, ma il traino arriva quasi interamente da imprese e pubblica amministrazione. Tra i privati cittadini il quadro cambia: nove italiani su dieci sanno cosa sia una firma digitale, meno di quattro su dieci ne possiedono una.

I dati ufficiali AgID
Certificati attivi
33,3 mln −1,5%
Certificati qualificati di firma attivi nel 2025, dai 33,8 mln del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
Firme generate
7,35 mld +1,2%
Firme digitali remote generate nel 2025, dalle 7,26 mld del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Ai cittadini è stato chiesto se possiedono una firma digitale e se conoscono due aspetti poco noti dello strumento: la possibilità di usarla direttamente da smartphone e l'obbligo di ricorrere alla firma qualificata per i documenti destinati alla pubblica amministrazione.

Non possiede una firma digitale (FEQ)64%
Ignora che si può firmare direttamente da smartphone55%
Non sa che per firmare documenti PA serve solo la FEQ88%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
Evidenze dalla piattaforma LetteraSenzaBusta

Anche i dati di piattaforma raccontano lo stesso paradosso: nel 2025 i certificati di firma attivi crescono del 35%, ma le firme effettivamente apposte solo del 5%. Molti cittadini attivano lo strumento, pochi lo usano davvero.

Certificati attivi
178.363 +35%
Certificati qualificati di firma attivi nel 2025, dai 131.824 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
Firme generate
56.717 +5%
Firme digitali remote generate nel 2025, dalle 54.181 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
Dati riferiti alla sola base clienti della piattaforma: non costituiscono una stima del mercato nazionale né sono proiettabili su di esso.
§2 — Posta Elettronica Certificata

Oltre 16 milioni di caselle attive, ma meno del 40% attivate da privati cittadini

Con oltre 16 milioni di caselle attive e quasi 2,9 miliardi di messaggi scambiati nel 2024, la PEC è l'infrastruttura italiana della comunicazione a valore legale. È obbligatoria per imprese, professionisti e pubblica amministrazione: per i privati cittadini resta invece facoltativa.

I dati ufficiali AgID
Caselle PEC attive
16,2 mln +1,9%
Al termine del 2024, in crescita dai 15,9 mln del 2023.
Fonte: AgID, statistiche PEC 2024
Messaggi PEC inviati
2,91 mld +18%
Nel 2024, in crescita sui 2,47 mld del 2023.
Fonte: AgID, statistiche PEC 2024
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Le domande hanno riguardato la funzione attribuita alla PEC, la consapevolezza della sua equivalenza legale alla raccomandata con ricevuta di ritorno, il possesso di una casella personale e il modello di pagamento preferito.

Conosce la funzione della PEC88%
Sa che equivale a una raccomandata A/R e la usa per questo42%
Non possiede una PEC personale62%
Preferirebbe un modello a consumo58%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
Evidenze dalla piattaforma LetteraSenzaBusta

Anche la PEC racconta lo stesso divario tra possesso e utilizzo: nel 2025 le caselle attive dei privati crescono del 55%, ma gli invii solo del 38%. Entrano molti nuovi utenti, che però la usano di rado — tanto che la spesa media per casella scende dell'11%.

Caselle PEC attive a nome di privati cittadini
70.511 +55%
Al 31 dicembre 2025, dalle 45.482 di fine 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
PEC inviate a nome di privati cittadini · 2025
48.107 +38%
Nell'anno solare 2025, dalle 34.984 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
Spesa media annua a consumo · 2025
1,34 −11%
Valore medio sull'intera base clienti, in calo dagli 1,52 € del 2024: comprende sia chi invia decine di PEC all'anno sia chi non ne invia nessuna.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
Dati riferiti alla sola base clienti, non proiettabili sul mercato nazionale. La spesa media è calcolata sui 48.107 invii e sulle 70.511 caselle attive del 2025.
§3 — Marcatura temporale

Il servizio dietro la "Data Certa"

La validazione temporale elettronica (marca temporale) è il servizio fiduciario, riconosciuto da eIDAS, che consente di attribuire a un documento una data certa opponibile a terzi. Il dato nazionale include l'uso aggregato di imprese, professionisti e pubblica amministrazione: AgID non pubblica una scomposizione per tipo di utente, ma la marcatura temporale è oggi impiegata soprattutto in ambito fiscale e documentale aziendale, più che dai privati cittadini.

I dati ufficiali AgID
Marche temporali emesse
5,17 mld +6,6%
A livello nazionale nel 2025, dalle 4,85 mld del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Ai cittadini è stato chiesto se sapessero cosa sia la Data Certa e a cosa serva: il concetto di marcatura temporale è stato presentato con il nome con cui è più noto nella prassi italiana.

Non sa cosa sia la "Data Certa" né a cosa serva55%
Ne ha sentito parlare ma non l'ha mai usata33%
La usa già per certificare i propri documenti12%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
Evidenze dalla piattaforma LetteraSenzaBusta

Qui il paradosso si rovescia: la "Data Certa" resta quasi sconosciuta — il 55% non sa cosa sia — eppure chi la scopre la usa sempre di più. Sulla piattaforma le marche temporali apposte crescono del 22% nel 2025.

Marche temporali apposte · 2025
59.846 +22%
Nell'anno solare 2025, dalle 48.919 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
Dati riferiti alla sola base clienti della piattaforma: non costituiscono una stima del mercato nazionale né sono proiettabili su di esso.
§4 — Conservazione digitale

Un servizio dal valore ancora poco compreso, i cittadini conservano ma non a norma

La conservazione digitale a norma garantisce autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità nel tempo dei documenti informatici, mantenendone il valore probatorio e fiscale. È obbligatoria per tutte le imprese italiane, ma non esistono statistiche ufficiali.

I dati ufficiali AgID
Dato non disponibile
Documenti in conservazione a norma in Italia
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sul numero di documenti conservati a livello nazionale.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
Dato non disponibile
Volume totale in conservazione (terabyte)
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sul volume di dati in conservazione a livello nazionale.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Ai cittadini è stato chiesto dove e come conservano i propri documenti importanti: contratti, fatture e documenti fiscali.

Conserva i documenti in un faldone cartaceo40%
Conserva su computer o hard disk personale31%
Conserva su cloud personale (Drive, Dropbox)16%
Usa un sistema di conservazione a norma di legge5%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
Evidenze dalla piattaforma LetteraSenzaBusta
Dato non disponibile
Documenti in conservazione a norma
Il servizio è stato reso disponibile al pubblico nel 2026: i primi dati saranno pubblicati nella seconda edizione dell'Osservatorio, nel 2027.
§5 — Recapito certificato

La raccomandata esiste già in digitale, ma quasi nessuno lo sa

Il servizio elettronico di recapito certificato (SERC) è il servizio fiduciario definito dal regolamento europeo eIDAS che consente di trasmettere dati per via elettronica fornendo prova dell'invio e della ricezione e proteggendoli da perdite o alterazioni non autorizzate.

I dati ufficiali AgID
Dato non disponibile
Invii tramite servizi di recapito certificato
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sugli invii effettuati tramite SERC.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Ai cittadini è stato chiesto se sapessero che una raccomandata può oggi essere inviata anche tramite WhatsApp, SMS o e-mail.

Non sapeva che fosse possibile67%
Lo sapeva ma non ne ha mai inviata una21%
Non crede che abbia valore legale6%
Ne ha già inviata una5%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
Evidenze dalla piattaforma LetteraSenzaBusta
Dato non disponibile
Raccomandate digitali inviate
Il servizio è stato reso disponibile al pubblico nel 2026: i primi dati saranno pubblicati nella seconda edizione dell'Osservatorio, nel 2027.
§6 — Presente e futuro

Ciò che sta già accadendo, ciò che arriverà

La spinta normativa europea estende l'intero ecosistema digitale: i servizi fiduciari (identità, firma, recapito certificato, conservazione) con eIDAS 2.0, e la fatturazione elettronica con ViDA. Alcuni cambiamenti sono già arrivati: a luglio 2026 la raccomandata digitale è sbarcata su WhatsApp. Altri, come l'EUDI Wallet o la fatturazione elettronica intra-UE, sono in arrivo.

Uno strumento in arrivo, ancora sconosciuto: l'EUDI Wallet

Il portafoglio digitale europeo — che entro il 2026 permetterà a tutti i cittadini UE di gestire identità, documenti e firme direttamente dallo smartphone — è la novità più attesa del nuovo quadro europeo. Eppure, a meno di 4 mesi dal debutto, quasi nove italiani su dieci non sanno ancora cosa sia: lo strumento più innovativo arriva su un terreno di scarsa consapevolezza.

Non conosce l'EUDI Wallet
87%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta, luglio 2026
I risultati del sondaggio Ipsos Doxa

Ai cittadini è stato chiesto se sapessero cosa sia l'EUDI Wallet, il portafoglio digitale europeo che entro il 2026 permetterà a tutti i cittadini UE di gestire la propria identità digitale, documenti e firme direttamente dallo smartphone.

No, non ne ho mai sentito parlare59%
Ne ho sentito parlare ma non so esattamente cosa sia28%
Sì, lo conosco bene e sono in attesa di attivarlo7%
Non mi interessa6%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta — Indagine CAWI su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana 18–75 anni (quote per età, genere, area geografica). Sondaggio n. 26-039752, luglio 2026. Domanda Q33. Campione: 50% F / 50% M; 18% 18-30 anni, 24% 31-45, 32% 46-60, 26% 61-75; 26% Nord Ovest, 19% Nord Est, 20% Centro, 35% Sud e Isole.
§6 — Presente e futuro · segue
La roadmap del cambiamento

Dalla raccomandata su WhatsApp già disponibile oggi fino alla fatturazione elettronica intra-UE del 2030: la sequenza delle novità che stanno ridisegnando i servizi fiduciari digitali.

Luglio 2026
La raccomandata è arrivata su WhatsApp

LetteraSenzaBusta ha lanciato NotificaTo, un servizio elettronico di recapito certificato (SERC) che consente di inviare raccomandate digitali via WhatsApp, SMS ed email.

In corso
eIDAS 2.0

Il nuovo Regolamento UE 2024/1183 introduce firma qualificata e standard predefiniti per le transazioni transfrontaliere, aprendo la strada a EUDI Wallet ed eArchiving.

In corso
PEC verso lo standard REM

La PEC italiana, di fatto già un servizio elettronico di recapito certificato (SERC), sta evolvendo verso lo standard europeo REM con identità forte, per diventare un servizio elettronico di recapito certificato qualificato (SERCQ), in piena conformità a eIDAS 2.0.

In corso
eArchiving

L'archiviazione elettronica diventa un servizio fiduciario europeo qualificato con eIDAS 2.0, affiancandosi alla conservazione digitale a norma già in uso in Italia.

Entro dic 2026
EUDI Wallet

Il portafoglio europeo di identità digitale: identità, credenziali e firma in un unico strumento.

2027
eFTI

Digitalizzazione dei documenti di trasporto e logistici a livello europeo.

2030
ViDA

Fatturazione elettronica e rendicontazione digitale estese alle transazioni intra-UE.