Il 73% degli italiani non spedisce una raccomandata cartacea da più di un anno. Il 93% sa cosa sia una firma digitale, l'88% conosce il valore legale della PEC — ma meno di 4 su 10 possiedono l'una o l'altra.
L'analisi dell'utilizzo dei servizi fiduciari in Italia, basata sulla fonte istituzionale AgID e su una ricerca demoscopica nazionale Ipsos Doxa, con uno sguardo a quello che sarà il prossimo futuro.
I dati raccolti in questo Osservatorio raccontano una storia che chi lavora nel settore dei servizi fiduciari digitali conosce bene, ma che raramente viene misurata con questa precisione: l'Italia ha costruito, nell'arco di un decennio, un'infrastruttura normativa e tecnologica tra le più avanzate d'Europa. PEC, firma digitale qualificata, conservazione digitale a norma, identità digitale — gli strumenti esistono, funzionano, e in molti casi anticipano quanto l'Unione Europea sta ora generalizzando con il nuovo regolamento eIDAS. Quest'ultimo è focalizzato sul Portafoglio Europeo di Identità Digitale (comunemente indicato come EUDIW – European Union Digital Identity Wallet). Con questo strumento, entro l'anno 2026, ogni Stato membro fornisce almeno un Portafoglio Europeo di Identità Digitale. Questo porta ad un'unica identità digitale europea, interoperabile e allo stato dell'arte per la cybersecurity e la protezione dei dati personali.
Il Portafoglio diventerà il punto di riferimento anche per gli accessi transfrontalieri a servizi pubblici o privati. Un punto di forza di questo nuovo ecosistema sono gli attestati elettronici di attributi che autenticano gli attributi, ovvero le caratteristiche, le qualità, il diritto o l'autorizzazione di una persona fisica o di un oggetto (sono in gioco anche entità come sensori o, in genere, generatori di dati).
Gli attestati vengono associati al soggetto titolare e possono essere automatizzate procedure che attestano titoli di studio, appartenenza a categorie sociali o professionali. Nei progetti pilota comunitari si è dato risalto, tra l'altro, a richieste di mutuo, aperture di conti correnti bancari e in Italia all'ISEE, alla patente di guida o la tessera sanitaria.
In ambito eIDAS abbiamo anche numerose altre novità. Vengono introdotte nuove modalità per i servizi elettronici di recapito certificato come evoluzione della ben nota PEC. L'archiviazione elettronica si affianca ai nostri servizi di conservazione digitale e si vedrà come le nuove regole tecniche nazionali gestiranno le analogie e le differenze tra i due sistemi.
Si rafforzano i meccanismi di verifica e convalida delle firme elettroniche qualificate (che in Italia siamo abituati a chiamare digitali) e dei sigilli elettronici qualificati che diventano punto focale per un sistema di sottoscrizioni applicabile a livello europeo.
Il nuovo regolamento europeo stabilisce che il titolare del Portafoglio ha la possibilità di firmare mediante firma elettronica qualificata per impostazione predefinita e gratuitamente. Per rendere operativa questa opzione nel breve periodo si utilizzeranno sistemi di sottoscrizione remota.
Un'altra importante novità è il registro elettronico definito come una sequenza di registrazioni di dati elettronici che garantisce l'integrità di tali registrazioni e l'accuratezza dell'ordine cronologico di tali registrazioni. La blockchain, i registri distribuiti e gli smart contract hanno nuove possibilità di tipo comunitario.
Le novità sono tantissime e la maggior parte significative per lo scenario italiano della cosiddetta Trasformazione Digitale.
I servizi già disponibili sono moltissimi, l'utilizzo del PNRR per il digitale è significativo ma il reale utilizzo, consapevole, dello strumento è ancora da migliorare.
La diffusione e l'utilizzo di questi strumenti per i cittadini, le imprese e i professionisti è legato al principio dell'adempimento. Uso la PEC, la firma digitale o la conservazione perché lo dice la Legge. Devo soddisfare obblighi e c'è sempre il rischio delle sanzioni.
«Sapere che la PEC esiste non equivale a possederne una.
Sapere che la firma digitale ha valore legale non equivale a saperla usare correttamente.»
La situazione è di scarsa alfabetizzazione quando si guarda al singolo cittadino, il digitale è visto come una scocciatura e non come un'opportunità. Non è un problema di disponibilità tecnologica: è un problema di conoscenza applicata. Sapere che la PEC esiste non equivale a possederne una. Sapere che la firma digitale ha valore legale non equivale a saperla usare correttamente, risulta emblematico il posizionamento del simbolo grafico della firma in posizione di default nel documento informatico che è ineluttabile testimonianza del fatto che non si ha padronanza dello strumento. In ambito legale abbiamo anche affermazioni "ignoranti" del tipo "la firma è scaduta".
Questo scarto — tra ciò che si conosce e ciò che si pratica — è il vero oggetto di questo rapporto, ed è anche la sfida che il Paese deve ancora affrontare.
Lo sforzo fatto con i Punti Digitale Facile è importante per la conoscenza degli strumenti, per la diffusione dello SPID o della CIE, ma il digitale è il comune cittadino non sono generalmente a braccetto.
Colmarlo non richiede nuove leggi, né nuove piattaforme. Richiede un lavoro paziente di alfabetizzazione digitale e di semplificazione operativa, capace di tradurre un diritto acquisito in un'abitudine quotidiana. È un lavoro che riguarda le istituzioni, gli operatori del settore, e chiunque abbia a cuore che la trasformazione digitale del Paese non resti a metà strada, tra chi sa usare e chi prevalentemente anziano, rischia un ulteriore isolamento sociale.
Cinque servizi fiduciari, cinque distanze diverse tra la consapevolezza e l'uso reale. È questo il divario che l'Osservatorio misura.
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Firma digitale
93%sa cosa sia, anche solo di nome
64%non la possiede ancora
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PEC
88%sa che ha pieno valore legale
62%non ne ha una personale
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Marcatura temporale
55%non sa cosa sia (nota come "Data Certa")
88%non la usa per i propri documenti
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Conservazione digitale
87%conserva i documenti su carta, PC o cloud
5%usa un sistema digitale a norma di legge
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Recapito certificato
73%non spedisce una raccomandata cartacea da oltre un anno
67%non sa che esiste l'alternativa digitale via WhatsApp, SMS o e-mail
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L'Italia genera miliardi di firme digitali l'anno, ma il traino arriva quasi interamente da imprese e pubblica amministrazione. Tra i privati cittadini il quadro cambia: nove italiani su dieci sanno cosa sia una firma digitale, meno di quattro su dieci ne possiedono una.
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Certificati attivi
33,3 mln −1,5%
Certificati qualificati di firma attivi nel 2025, dai 33,8 mln del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
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Firme generate
7,35 mld +1,2%
Firme digitali remote generate nel 2025, dalle 7,26 mld del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
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Ai cittadini è stato chiesto se possiedono una firma digitale e se conoscono due aspetti poco noti dello strumento: la possibilità di usarla direttamente da smartphone e l'obbligo di ricorrere alla firma qualificata per i documenti destinati alla pubblica amministrazione.
Anche i dati di piattaforma raccontano lo stesso paradosso: nel 2025 i certificati di firma attivi crescono del 35%, ma le firme effettivamente apposte solo del 5%. Molti cittadini attivano lo strumento, pochi lo usano davvero.
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Certificati attivi
178.363 +35%
Certificati qualificati di firma attivi nel 2025, dai 131.824 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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Firme generate
56.717 +5%
Firme digitali remote generate nel 2025, dalle 54.181 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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Con oltre 16 milioni di caselle attive e quasi 2,9 miliardi di messaggi scambiati nel 2024, la PEC è l'infrastruttura italiana della comunicazione a valore legale. È obbligatoria per imprese, professionisti e pubblica amministrazione: per i privati cittadini resta invece facoltativa.
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Caselle PEC attive
16,2 mln +1,9%
Al termine del 2024, in crescita dai 15,9 mln del 2023.
Fonte: AgID, statistiche PEC 2024
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Messaggi PEC inviati
2,91 mld +18%
Nel 2024, in crescita sui 2,47 mld del 2023.
Fonte: AgID, statistiche PEC 2024
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Le domande hanno riguardato la funzione attribuita alla PEC, la consapevolezza della sua equivalenza legale alla raccomandata con ricevuta di ritorno, il possesso di una casella personale e il modello di pagamento preferito.
Anche la PEC racconta lo stesso divario tra possesso e utilizzo: nel 2025 le caselle attive dei privati crescono del 55%, ma gli invii solo del 38%. Entrano molti nuovi utenti, che però la usano di rado — tanto che la spesa media per casella scende dell'11%.
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Caselle PEC attive a nome di privati cittadini
70.511 +55%
Al 31 dicembre 2025, dalle 45.482 di fine 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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PEC inviate a nome di privati cittadini · 2025
48.107 +38%
Nell'anno solare 2025, dalle 34.984 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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Spesa media annua a consumo · 2025
1,34 € −11%
Valore medio sull'intera base clienti, in calo dagli 1,52 € del 2024: comprende sia chi invia decine di PEC all'anno sia chi non ne invia nessuna.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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La validazione temporale elettronica (marca temporale) è il servizio fiduciario, riconosciuto da eIDAS, che consente di attribuire a un documento una data certa opponibile a terzi. Il dato nazionale include l'uso aggregato di imprese, professionisti e pubblica amministrazione: AgID non pubblica una scomposizione per tipo di utente, ma la marcatura temporale è oggi impiegata soprattutto in ambito fiscale e documentale aziendale, più che dai privati cittadini.
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Marche temporali emesse
5,17 mld +6,6%
A livello nazionale nel 2025, dalle 4,85 mld del 2024.
Fonte: AgID, 2024–2025
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Ai cittadini è stato chiesto se sapessero cosa sia la Data Certa e a cosa serva: il concetto di marcatura temporale è stato presentato con il nome con cui è più noto nella prassi italiana.
Qui il paradosso si rovescia: la "Data Certa" resta quasi sconosciuta — il 55% non sa cosa sia — eppure chi la scopre la usa sempre di più. Sulla piattaforma le marche temporali apposte crescono del 22% nel 2025.
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Marche temporali apposte · 2025
59.846 +22%
Nell'anno solare 2025, dalle 48.919 del 2024.
Fonte: dati interni LetteraSenzaBusta, 2024–2025
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La conservazione digitale a norma garantisce autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità nel tempo dei documenti informatici, mantenendone il valore probatorio e fiscale. È obbligatoria per tutte le imprese italiane, ma non esistono statistiche ufficiali.
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Dato non disponibile
Documenti in conservazione a norma in Italia
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sul numero di documenti conservati a livello nazionale.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
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Dato non disponibile
Volume totale in conservazione (terabyte)
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sul volume di dati in conservazione a livello nazionale.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
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Ai cittadini è stato chiesto dove e come conservano i propri documenti importanti: contratti, fatture e documenti fiscali.
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Dato non disponibile
Documenti in conservazione a norma
Il servizio è stato reso disponibile al pubblico nel 2026: i primi dati saranno pubblicati nella seconda edizione dell'Osservatorio, nel 2027.
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Il servizio elettronico di recapito certificato (SERC) è il servizio fiduciario definito dal regolamento europeo eIDAS che consente di trasmettere dati per via elettronica fornendo prova dell'invio e della ricezione e proteggendoli da perdite o alterazioni non autorizzate.
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Dato non disponibile
Invii tramite servizi di recapito certificato
Non risultano statistiche ufficiali aggregate sugli invii effettuati tramite SERC.
Fonte: AgID, verificato luglio 2026
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Ai cittadini è stato chiesto se sapessero che una raccomandata può oggi essere inviata anche tramite WhatsApp, SMS o e-mail.
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Dato non disponibile
Raccomandate digitali inviate
Il servizio è stato reso disponibile al pubblico nel 2026: i primi dati saranno pubblicati nella seconda edizione dell'Osservatorio, nel 2027.
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La spinta normativa europea estende l'intero ecosistema digitale: i servizi fiduciari (identità, firma, recapito certificato, conservazione) con eIDAS 2.0, e la fatturazione elettronica con ViDA. Alcuni cambiamenti sono già arrivati: a luglio 2026 la raccomandata digitale è sbarcata su WhatsApp. Altri, come l'EUDI Wallet o la fatturazione elettronica intra-UE, sono in arrivo.
Il portafoglio digitale europeo — che entro il 2026 permetterà a tutti i cittadini UE di gestire identità, documenti e firme direttamente dallo smartphone — è la novità più attesa del nuovo quadro europeo. Eppure, a meno di 4 mesi dal debutto, quasi nove italiani su dieci non sanno ancora cosa sia: lo strumento più innovativo arriva su un terreno di scarsa consapevolezza.
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Non conosce l'EUDI Wallet
87%
Fonte: Ipsos Doxa per LetteraSenzaBusta, luglio 2026
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Ai cittadini è stato chiesto se sapessero cosa sia l'EUDI Wallet, il portafoglio digitale europeo che entro il 2026 permetterà a tutti i cittadini UE di gestire la propria identità digitale, documenti e firme direttamente dallo smartphone.
Dalla raccomandata su WhatsApp già disponibile oggi fino alla fatturazione elettronica intra-UE del 2030: la sequenza delle novità che stanno ridisegnando i servizi fiduciari digitali.
| Luglio 2026 | La raccomandata è arrivata su WhatsApp LetteraSenzaBusta ha lanciato NotificaTo, un servizio elettronico di recapito certificato (SERC) che consente di inviare raccomandate digitali via WhatsApp, SMS ed email. |
| In corso | eIDAS 2.0 Il nuovo Regolamento UE 2024/1183 introduce firma qualificata e standard predefiniti per le transazioni transfrontaliere, aprendo la strada a EUDI Wallet ed eArchiving. |
| In corso | PEC verso lo standard REM La PEC italiana, di fatto già un servizio elettronico di recapito certificato (SERC), sta evolvendo verso lo standard europeo REM con identità forte, per diventare un servizio elettronico di recapito certificato qualificato (SERCQ), in piena conformità a eIDAS 2.0. |
| In corso | eArchiving L'archiviazione elettronica diventa un servizio fiduciario europeo qualificato con eIDAS 2.0, affiancandosi alla conservazione digitale a norma già in uso in Italia. |
| Entro dic 2026 | EUDI Wallet Il portafoglio europeo di identità digitale: identità, credenziali e firma in un unico strumento. |
| 2027 | eFTI Digitalizzazione dei documenti di trasporto e logistici a livello europeo. |
| 2030 | ViDA Fatturazione elettronica e rendicontazione digitale estese alle transazioni intra-UE. |