Torino: multe per un totale di oltre 28 mila Euro per chi circola con targa straniera

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Di: Redazione LetteraSenzaBusta10-04-2019

Il decreto sicurezza approvato a Dicembre 2018 e in vigore dal 1 Gennaio 2019 ha introdotto numerose restrizioni per chi guida auto con targhe estere.

È stato introdotto il divieto assoluto di circolazione sulle strade italiane per coloro che possiedono un’auto immatricolata all’estero e che risiedono in Italia da oltre 60 giorni.

Coloro che non rispetteranno la normativa, riceveranno una sanzione amministrativa dai 712 Euro fino ai 2.848 Euro. Se entro 180 giorni non avverrà la messa in regola, ovvero l’immatricolazione dell’auto in Italia, il veicolo verrà sequestrato.

Il capoluogo piemontese ha riscosso finora circa 28 mila Euro di multe per i trasgressori fermati con le targhe estere. I sequestri sono all’incirca 20, per coloro che superati i 180 giorni non avevano immatricolato l’auto alla motorizzazione.

La maggior parte dei trasgressori erano di origini rumene, albanesi e moldave, ma non mancano gli italiani, che pur essendo residenti stabilmente a Torino, avevano immatricolato la loro auto all’estero per evitare il pagamento del bollo e il recapito delle multe.

Fermati anche imprenditori di origine rumena e albanese, che circolavano con veicoli e furgoni immatricolati all’estero ma utilizzati per la loro attività in Italia.

Sono però presenti delle eccezioni, che consentono a chi risiede stabilmente in Italia di guidare un veicolo immatricolato all’estero.

Le eccezioni riguardano:

Coloro che rientrano nelle eccezioni previste dalla legge, dovranno custodire sempre a bordo dell’auto e mostrarlo in caso di fermo, un documento con apposta la Data Certa che validi il titolo e la durata della disponibilità del veicolo; deve essere inoltre presente sul documento la firma della società straniera.

Chi non possiede il documento con la data certa riceverà il medesimo trattamento di coloro che guidano un’auto con targa estera: una multa dai 712 ai 2.848 Euro e il fermo del veicolo se non registrato nei 180 giorni previsti dal decreto.

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